Psicologia

le parole giuste - la comunicazione efficace tra medico e paziente

Comunicare con il paziente è un momento essenziale nella relazione di un rapporto diagnostico-terapeutico efficace, capace di esplorare a più livelli una situazione clinica, di instaurare un rapporto di fiducia e di collaborazione tra medico e paziente, di stimolare energie e risposte positive da parte della paziente.

Nella medicina il piano della relazione medico-paziente svolge un ruolo centrale e l’abilità del medico nel comunicare con il paziente rappresenta un aspetto determinante della sua competenza clinica.

Viene definita compliance la possibilità che il paziente segua le indicazioni del proprio medico. Le conseguenze di una scarsa compliance incidono sia sull'individuo, sia sulla società.

 La sua natura è strettamente relazionale e una giusta comunicazione è il modo migliore per instaurare un rapporto di   fiducia tra il medico ed il   paziente.

Il paziente è portatore di una sofferenza della quale non comprende la cause, mentre il medico è il tecnico, possessore di spazi privilegiati di osservazione e depositario di un sapere scientifico sul quale basa il suo lavoro.

La comunicazione costituisce l’elemento su cui fondare una relazione in cui la cronaca della patologia possa tener conto del vissuto soggettivo, delle emozioni e delle difese psichiche.

In assenza del racconto , il mondo del paziente resta completamente sconosciuto e con esso la possibilità di comprendere la disponibilità al cambiamento e quindi alla cura. Le convinzioni del paziente, per quanto stravaganti o sbagliate possano apparire, hanno radici profonde, in gran parte nemmeno coscienti, che hanno a che fare con la sua storia familiare e personale, con le sue osservazioni, le correlazioni tra cause ed effetti che gli sembra di avere individuato, con le sue credenze e la sua cultura.

È compito del medico determinare i riferimenti del malato, precisare insieme a lui quelle che sono le sue opinioni e le sue idee sulla malattia, ciò che vuole sapere, ciò che può comprendere, ciò che influenzerà le sue decisioni e ciò da cui potrà, infine, trarre vantaggio.

Che cosa chiede innanzi tutto un malato al suo medico? Attenzione e disponibilità.

 Il tempo dedicato alla visita è forse una delle più importanti richieste del paziente.

 Se per il medico è principalmente inteso in senso cronologico, per il paziente è il tempo vissuto, quello che percorre la sua storia.

 In questa accezione, dunque, non sembra scorrere nello stesso modo o con la stessa velocità per medico e paziente. È così inevitabile che la percezione del malato sia che il medico gli dedichi troppo poco tempo e che molte delle domande che vorrebbe porgli non trovino un ascolto sufficiente. Occorre quindi offrire tempo al malato e camminare con lui nel suo tempo.

La comprensione dell’importanza del rapporto tra il curante e il paziente può essere fatta risalire a Sigmund Freud che, un secolo fa, evidenziò una proiezione inconscia da parte del paziente sul terapeuta di stati d’animo, emozioni e desideri (transfert) che a loro volta attivano nel terapeuta sensazioni che può trasferire sul paziente (controtransfert).

Si deve al medico e psicoanalista Michael Balint ,il merito di riconoscere che questi due aspetti costituiscono fattori di primaria importanza nella relazione fra ogni operatore sanitario e il suo paziente. La relazione si struttura sulla capacità di ascolto e di comprensione che il medico mostra al paziente. Per ascolto si intende una funzione cognitiva ed emotiva che permetta di capire e sentire cosa è stato detto. L’ascolto, dunque, non è una funzione passiva nei processi di comunicazione: nell’ascoltare gli altri occorre una reale volontà di comprendere e di immedesimarsi con il loro punto di vista. Quanto più diventa un processo attivo ed empatico che indica attenzione all’altro, cui vengono dati tempo e spazio sufficienti per esprimersi, tanto più si percepiscono i messaggi con esattezza e completezza, evitando distorsioni dell’informazione.

Nella relazione il linguaggio assume un valore centrale: non è soltanto un modo per comunicare, ma rappresenta il paziente come un soggetto con saperi propri. La relazione medico-paziente non è quindi riducibile solo a uno scambio di informazioni, è il luogo dove i soggetti si conoscono attraverso il linguaggio .

Per quanto riguarda il linguaggio è chiaro che anche il messaggio trasmesso dal medico deve essere capito e ricordato dal paziente perché la comunicazione sia efficace: la mancata comprensione, dovuta, per es., all’uso di un linguaggio troppo tecnico o non adeguatamente tarato sul livello dell’interlocutore, porta a non memorizzare, all’insoddisfazione e alla non adesione al trattamento.

L’uso di un linguaggio eccessivamente specialistico si può ascrivere alla volontà, più o meno consapevole, del medico di rimarcare la propria competenza o di nascondere la propria incapacità a fornire risposte adeguate alle esigenze del paziente; può anche nascere da meccanismi inconsci di difesa del medico, soprattutto in situazioni in cui la comunicazione di una diagnosi o di una prognosi può risultare non così facile o problematica.

La comunicazione efficace con il paziente  quindi assolve a tre funzioni:

·         Trasmissione di informazioni

·         Riconoscimento delle emozioni del paziente

·         Raggiungimento degli obiettivi  terapeutici.

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