Sesso e Salute

terapia ormonale sostitutiva e tumore al seno

Non esistono evidenze che la terapia ormonale sostitutiva possa causare o no un tumore della mammella. Un articolo pubblicato ad Aprile del 2013 sul  Journal of Family Planning and Reproductive Health Care, mette in dubbio i risultati degli studi che avevano provocato una progressiva disaffezione delle donne alla terapia ormonale sostitutiva in menopausa.

In base delle tendenze rilevate  sull’incidenza del tumore al seno a seguito della diminuzione dell’utilizzo della terapia ormonale sostitutiva in menopausa, esistono evidenze troppo limitate per sostenere o confutare la possibilità che la terapia ormonale sostitutiva possa provocare il tumore della mammella.

 Il lavoro, pubblicato sul Journal of Family Planning and Reproductive Health Care, deriva dalla collaborazione di epidemiologi, ginecologi ed endocrinologi inglesi, australiani, tedeschi e francesi, coordinati da Samuel Shapiro epidemiologo dell’Università di Cape Town, in Sudafrica.

La terapia ormonale comporta un rischio di tumore al seno?
La convinzione che la terapia ormonale sostitutiva causi il tumore del seno nasce dai tre principali studi, il Collaborative reanalysis (Cr), la Women’s health initiative (Whi) e il Million women study (Mws) i cui risultati, a partire dal 2002, hanno avuto come effetto il progressivo abbandono della terapia ormonale sostitutiva da parte delle donne, e un atteggiamento sempre più prudente da parte dei medici nel consigliarla.

E’ stato riportato un corrispondente, rapido, declino nell’incidenza del tumore della mammella che è stato attribuito alla riduzione dell’uso della terapia ormonale sostitutiva.

Da allora questa osservazione è generalmente accettata. Tuttavia, nello studio coordinato da Shapiro si mettono in discussione le conclusioni di quei tre studi:

“L’evidenza per suggerire un declino dell’incidenza del tumore al seno correlato al declino dell’uso della terapia ormonale sostitutiva non ha adeguatamente soddisfatto i criteri cronologici, il rilevamento dei fattori confondenti, la stabilità statistica e la forza di associazione. Tutti questi elementi rendono difficile valutare la plausibilità biologica dell’ipotesi”.

In particolare, gli autori si sono focalizzati su due studi (Seer - 9 registri dell’Us National cancer institute’s surveillance, eidemiology and end results - e Kpnc -Kaiser-permanente-northern california-), in cui si rileva un calo dell’incidenza dei tumori dal 1999, perido antecedente al calo nell’uso di terapia ormonale sostitutiva. Il declino dell’incidenza di tumore al seno, peraltro, era molto simile sia per i tumori in stadio precoce che in stadio avanzato. Un dato simile avrebbe dovuto far pensare che le neoplasie in stadio avanzato fossero regredite subito dopo l’interruzione della terapia ormonale. Fatto alquanto improbabile.

Prima che i danni al Dna diano origine a un tumore individuabile con le attuali tecniche diagnostiche passano almeno dieci anni . Quindi, se ci fosse un rapporto di causalità, prima che l’interruzione della terapia ormonale produca una riduzione del numero di nuovi casi di tumore passerebbe un lasso di tempo decisamente più lungo.

Rischio dipendente dalle dosi
Nick Panay, ginecologo, presidente della British menopause society, in un articolo pubblicato sempre sul Journal of Family Planning and Reproductive Health Care, a commento dello studio coordinato da Shapiro, osserva che lo studio Whi è stato disegnato circa 20 anni fa, quando la plausibilità biologica dell’ipotesi era diversa da quella odierna:

 «Oggi la terapia ormonale viene somministrata a dosi inferiori, ad esempio sotto forma di cerotto, ed è molto più conforme agli ormoni prodotti fisiologicamente dall’organismo. Quindi, anche questo fattore potrebbe cambiare il rischio di tumore. Se a ciò si aggiunge che anche nel 2002 il rischio relativo di tumore al seno associato a plausibilità biologica dell’ipotesi era basso – 1 caso in più ogni 1.000 donne per anno, secondo Whi – è facile intuire come le nuove formulazioni, soprattutto se assunte subito dopo l’inizio della menopausa, possano conferire più benefici che rischi».

 Inoltre: «Molte donne che potrebbero trarre benefici dalla terapia ormonale sostitutiva non la usano per paura di cancro al seno. Se un rischio esiste, questo è comunque contenuto, e nello stesso tempo i benefici che la plausibilità biologica dell’ipotesi può portare nella vita di tutti i giorni sono davvero notevoli. È vitale tenerlo in considerazione nell’ambito del counseling con le pazienti».

Does hormone replacement therapy (HRT) cause breast cancer? An application of causal principles to three studies.

Shapiro S, Farmer RD, Stevenson JC, Burger HG, Mueck AO, Gompel A.

 

Does hormone replacement therapy cause breast cancer? Commentary on Shapiro et al. papers, Parts 1-5.

Panay N.

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