Sesso e Salute

HPV

L'obiettivo che il clinico ginecologo deve quindi ricercare, in questo ambito, deve essere quello di fornire informazioni adeguate, chiare e, quando possibile, rasserenanti; perché questo avvenga, tuttavia, è necessario che il ginecologo tenga conto non solo di eziologia, patogensi e terapia, ma dell'individuo nella sua interezza.

Scoperte e acquisizioni scientifiche nella ricerca del Papillomavirus umano(HPV) hanno avuto una progressione costante negli ultimi 10-20 anni e, a fronte di una massa di informazioni sempre maggiore, si è assistito talvolta ad una certa confusione nella diffusione delle conoscenze, che non hanno raggiunto in maniera capillare ed uniforme tutto il personale sanitario che ogni giorno viene a contatto con la larga parte dei soggetti, per altro spesso sani, interessati da questo problema. Si aggiunga, inoltre, che, in risposta ad informazioni carenti, non soddisfacenti o contraddittorie, l'utente ricorre spesso a fìgure improprie (amici, parenti) o ai mezzi di comunicazione di massa ( televisione, stampa), nel tentativo di colmare delle lacune su un argomento che, di per sè, genera un fardello di ansie, dubbi e paure difficile da sostenere.

Una delle prime informazioni che il ginecologo ha l'obbligo di dare è descrivere le caratteristiche del virus nel modo più chiaro possibile.Cercheremo quindi di basarci sulle nostre conoscenze nate da anni di studio e di ricerca,sperando di essere sufficientemente esaustivi.

 

Le domande sull'HPV che con più frequenza vengono rivolte al ginecologo:

(Anhang et coll. Cancer 2004;100:315-320)

 

Il papillomavirus umano (HPV) è un virus a DNA del quale ad oggi sono stati identificati oltre 200 sottotipi: di questi, circa 100 possono infettare l'uomo e circa 35 presentano un tropismo specifico per le aree cutanee e mucose del tratto genitale. Solo il 10-15% degli individui con una nuova infezione presenta segni e sintomi clinicamente evidenti. La rilevanza clinica dell'HPV è aumentata esponenzialmente dal fatto che il virus, oltre a causare a livello genitale i classici condilomi acuminati, ha un ruolo causale dimostrato nella genesi delle neoplasie invasive e preinvasive del collo dell'utero e, in misura minore, di vulva, vagina, pene e ano. Gli HPV infettanti il basso tratto genitale inferiore vengono suddivisi in due - tre categorie in base al loro potenziale oncogeno. Si distinguono pertanto sottotipi a basso rischio oncogeno - i più comuni e studiati dei quali sono il6 e 1'11,ma vi sono anche il 42,43,44 evidenziaticon tecniche diagnostiche di tipizzazione virale che sono causa di più del 90% delle lesioni condilomatose genitali - e tipi a rischio oncogeno medio e alto, i più diffusi e studiati dei quali sono i sottotipi 16 e 18,ma anche di essi vi sono altri sottotipi quali: il 31,33,35,45,51,52,56,58,59,68, la cui presenza è spesso associata a lesioni displastiche , e talvolta francamente neoplastiche della cervice uterina. A tale riguardo però le nostre certezze sull'infezione da HPV sono:

 

L' infezione da HPV può essere:

 

Un'infezione genitale da HPV può persistere,progredire o regredire,possiamo pertanto dire che eseguire il pap-test è fondamentale come test di prevenzione,ma anche i nuovi metodi di diagnosi molecolare,attraverso cui non solo possiamo evidenziare il DNA del virus HPV nelle cellule(aumentando pertanto la sensibilità dell'esame),ma abbiamo la potenzialità di prevenire l'infezione da parte di alcuni sottotipi di HPV, e tra questi i sottotipi 16 e 18,più frequentemente coinvolti nel processo di oncogenesi cervicale.

La presenza di anomalie citologiche cervicali è notoriamente associata all'infezione da papillomavirus umano.

L'incidenza delle infezioni da HPV ha un picco in un'età compresa fra i20-25 anni.Il periodo di incubazione varia da tre ad oltre otto mesi e ciò,oltre al fatto che un'infezione può rimanere latente per molti anni per poi riattivarsi,rende praticamente impossibile stabilire il momento esatto dell'infezione.

E' noto che il 5-10% delle donne positive per i tipi virali ad alto rischio svilupperà un Pap test anormale.Tuttavia dopo un periodo di circa 12 mesi il papillomavirus non è più diagnosticabile con tecniche di biologia molecolare nell'80%delle pazienti infettate,per una risoluzione spontanea della malattia.Persistenza o progresssione vengono osservate solamente nel 20% dei casi.Se un'infezione da HPV del tratto genitale inferiore persiste per molti anni,potrà svilupparsi una lesione precancerosa.Ciononostante meno dell'1% di infezioni persistenti con tipi virali ad alto rischio esita in carcinoma, dopo un intervallo medio di circa 10-15 anni.

Dato che solo poche pazienti infettate sviluppano cancro del collo dell'utero ,è determinante il ruolo dei cofattori.Traquesti rivestono particolare importanza :

 

Vi è evidenza indiretta che un'infezione genitale da HPV possa persistere per tutta la vita e che un'infezione latente possa venire riattivata in caso di calo delle difese immunitarie.

 

Riassumendo possiamo dire che il rischio di infettarsi una volta nella vita è dell'80% per tutte le donne di età compresa tra i 20 e i 79 anni il virus è riscontrabile con tecniche molecolari in oltre una donna su 10 nella popolazione generale, mentre caratteristiche alterazioni citologiche sono presenti nel 10% delle donne infette. Nell'acquisizione e nella persistenza dell'infezione gioca senza dubbio un ruolo determinante la predisposizione genetica; tuttavia, poiché solo poche donne infettate sviluppano il cancro, elementi fondamentali nella storia naturale della malattia sono l'efficacia della risposta immunitaria dell'ospite e la presenza di altri co-fattori di rischio .

Dr.ssa Brunella Sicilia