Ginecologia

Tumore della cervice uterina

Quarta neoplasia più frequente nella donna nei paesi industrializzati,  dopo i carcinomi della mammella, del polmone e del colon-retto;

Prima, nei paesi in via di sviluppo;

riduzione del numero di nuovi casi del 50 – 60% grazie alla applicazione dei programmi di screening:

Questi in estrema sintesi i numeri del tumore del collo dell’utero (cervice uterina o portio)

 

Il successo nella riduzione di comparsa dei nuovi casi è da riconoscere soprattutto al Pap Test.

E’ questa, infatti, la metodica di screening che, negli ultimi 50 anni, si è rivelata in assoluto la più efficace per la prevenzione oncologica (rispetto a qualsiasi altra metodica riferita alla prevenzione di qualsiasi altro tumore).

La riduzione della mortalità per cancro della cervice uterina è stata di circa il 70%.

 

Oggi il tumore della cervice uterina è una malattia che riguarda le donne che non effettuano lo screening.

Infatti, nonostante il dimostrato successo dello screening, si stima che circa il 50% delle donne con diagnosi di tumore del collo uterino non avevano eseguito il PAP test l'anno precedente la diagnosi e un altro 10% non lo aveva fatto negli ultimi 5 anni prima della diagnosi.

I numeri precedenti riguardano la diffusione della malattia, che una volta diagnosticata, se in fase relativamente precoce, è curabile con una ottima probabilità di successo. Questo spiega i numeri che seguono e che parlano chiaro:

nelle aree economicamente più depresse, il cancro della cervice rappresenta la seconda causa di morte rispetto al 13° posto dei paesi industrializzati come gli Stati Uniti d'America e il 16° posto dell’Italia (vedi pubblicazioni ISTAT relative alle cause di morte per sesso e per età relative agli anni 2006 e 2007). E’ evidente come a fare la differenza sia la qualità delle cure.

Ma dalla letture delle tabelle ISTAT viene un altro suggerimento: la manifestazione del tumore della cervice uterina ha un andamento del tutto peculiare in rapporto alle fasce d’età: mentre gli altri tumori hanno un picco di prevalenza nella fascia d’età della donna compresa tra i 75 e gli 84 anni, il tumore della cervice uterina ha un doppio picco di prevalenza, a 55 anni e a 80 aa.

Quindi nonostante i successi nella diagnosi e nelle cure è bene non abbassare la guardia perché è un tumore che colpisce donne giovani, ancora attive negli impegni di vita familiare, sociale e lavorativi.

 

Suggerimenti per la effettuazione del PAP TEST

I nuovi orientamenti per la gestione clinica dello screening citologico cervicale raccomandano di proporre alla donna uno screening che dovrebbe iniziare a 21 anni e non all'età del primo rapporto sessuale.

Questa raccomandazione è basata sull'evidenza di una bassa incidenza di cancro della cervice uterina nelle adolescenti e sui potenziali eventi avversi associati ad un follow up di donne molto giovani quali ansia, morbilità e sovra trattamento nei casi di test anormali.

Dai 21 ai 29 anni lo screening è raccomandato con un intervallo di 2 anni.

Dai 30 anni le donne che hanno avuto per tre volte consecutive esiti negativi, possono effettuare lo screening con un intervallo di 3 anni.

Questa raccomandazione è sicura e basata sul fatto che, a questa età, il rischio di sviluppare un CIN3 o un CCU è basso. Mentre l'esecuzione di PAP test più frequenti è raccomandata in donne con presenza di fattori di rischio come l'infezione da HIV, l'immunodepressione (es. trapianto renale) , oppure in donne con una storia di CIN2, CIN3 o CCU.

Sono accettabili per lo screening sia le metodiche in fase liquida che tradizionali

Lo screening può essere interrotto nei casi di intervento di isterectomia per indicazioni benigne e senza storia di CIN di alto grado.

Nelle donne con più di 30 anni è appropriato associare alla citologia il Test HPV DNA

 

Le seguenti raccomandazioni sono basate su limitate evidenze scientifiche (Livello B)

Le ragazze adolescenti di età <21 anni sessualmente attive dovrebbero essere sottoposte a counseling e test verso le malattie sessualmente trasmesse e indirizzate all'uso di metodiche contraccettive efficaci

Poiché il CCU si sviluppa lentamente e il rischio si riduce con l'età è ragionevole sospendere lo screening tra i 65 e 70 anni nelle donne che hanno avuto tre o più test consecutivi negativi e nessun test anomalo negli ultimi 10 anni

Le donne che hanno contratto CIN2, CIN3 o CCU rimangono a rischio per recidiva di malattia per 20 anni dal trattamento e devono essere sottoposte a test annuale per almeno 20 anni

Le donne che hanno subito un'isterectomia con rimozione chirurgica della cervice e hanno una storia di CIN2 o CIN3 dovrebbero continuare lo screening con intervalli di tempo più lunghi, ma senza interruzione.

 

Le seguenti raccomandazioni sono basate su consensi di esperti (Livello C)

E' corretto informare le donne sulla frequenza del test di screening, ma anche sulla opportunità di eseguire una visita ginecologica annuale anche se non è prevista l'esecuzione del test

Le donne vaccinate per HPV16 e HPV18 devono effettuare il test di screening con le stesse modalità delle donne non vaccinate

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