Ginecologia

Il radiologo e il tuo seno

Piccola guida agli esami diagnostici senologici per la donna.

Prevenire è meglio che curare? Penso proprio di sì, e questo detto ben si adatta allo studio della fisiologia e patologia mammaria.

Questa piccola guida può essere utile a tutte le donne che decidono di avere cura della propria salute con coscienza e che magari davanti alle tante opzioni di studio del loro seno, hanno bisogno di qualche consiglio di un “addetto ai lavori”.

Tanti specialisti si occupano di senologia (chirurghi, ginecologi, etc.) e il mio punto di vista è quello del radiologo e quindi degli strumenti che noi usiamo per prevenzione nel complicato percorso che porta ogni donna ad occuparsi del suo seno.

Purtroppo molte di voi sanno che il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne.

Le statistiche ci dicono che in Italia sono in aumento i casi riscontrati, divisi circa in una buona metà tra i 50 e i 70 anni di età, un quarto prima dei 50 e l’altro quarto dopo i 70.

A tutt’oggi le varie cause che provocano il tumore non hanno avuti precisi riscontri scientifici, anche se si continuano a fare passi da gigante soprattutto dal punto di vista genetico, e tra i vari fattori di rischio noti già da alcuni anni (come gravidanza, uso della pillola anticoncezionale e altre terapie ormonali) assume sempre più preponderanza la familiarità (cioè l’avere sorelle o parenti da parte di madre con storia di tumore al seno).

E’ vero che in Italia, come nel resto del mondo, in questi ultimi anni c'è stato un significativo incremento dell'incidenza del tumore, senza un corrispondente analogo incremento della mortalità: questo perché oggi il tumore è più curabile se si esegue una corretta prevenzione secondaria.

La prevenzione ha il suo cardine, per una corretta diagnosi precoce, negli strumenti che il radiologo quotidianamente utilizza.

Quindi, oltre naturalmente ad una precedente visita medica e all’auto-palpazione, le donne devono sottoporsi periodicamente ad alcuni accertamenti diagnostici, come la MAMMOGRAFIA e l’ECOGRAFIA MAMMARIA, eventualmente integrate in seguito con altre metodiche, come esami citologici o istologici, galattografia o altri più invasivi o di minor facilità di esecuzione.

Infatti i controlli periodici strumentali ci aiutano ad individuare un tumore in fase precoce, cioè quando le dimensioni sono molto piccole e perciò quando non è in una fase avanzata e poco aggredibile.

Una volta che la donna comincia questi controlli, è importante rispettarne la cadenza periodica e non farli diventare saltuari; tale periodicità dipende da alcuni fattori, come l’età della donna e la presenza o meno di fattori di rischio.

Le statistiche ci dicono anche che le donne devono cominciare questi controlli intorno ai 35/40 anni.

La MAMMOGRAFIA è un esame radiologico che, utilizzando raggi x, consente uno studio molto accurato delle mammelle e si esegue impiegando una apparecchiatura radiologica dedicata, il mammografo.

 


La mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico.

Non è necessaria alcuna preparazione prima dell’esame.

Molte donne non “amano” particolarmente questo esame per il dolore provocato alla pressione delle mammelle, ecco perché è consigliabile eseguirlo nella prima metà del ciclo mestruale, periodo in cui il seno è meno teso e quindi più facilmente comprimibile (oltre ad escludere una eventuale gravidanza), problema che non si pone nelle donne in età post-menopausale.

Noi consigliamo alle donne che devono effettuare una mammografia, di portare con loro tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza.

Queste sono di fondamentale importanza per il medico radiologo: infatti è spesso il confronto che ci porta a valutare la corretta evoluzione nel tempo di una ghiandola mammaria (da giovane è più densa perché ricca di componente ghiandolare, mentre con il passare degli anni, terminato lo stimolo ormonale, diventa più adiposa e meglio valutabile mammograficamente)

La compressione del seno è irrinunciabile per una corretta esecuzione dell’esame; è consigliabile diffidare di indagini eseguite senza adeguata compressione della mammella (sicuramente qualcuna di voi conoscerà il detto del medico pietoso ...), quindi è meglio sopportare pochi secondi di dolore per la vostra maggiore tranquillità.

La maggior parte degli esperti concorda nel dire che una donna che non ha avuto precedenti sintomi o problemi al seno, dovrebbe iniziare a fare la prima mammografia al compimento del 40esimo anno e, sempre in assenza di lesioni sospette, ripeterla ogni 15-18 mesi, fino almeno ai 65-70 anni.

La mammografia resta l’esame cardine dai 40 anni in poi, ma presenta alcuni limiti; il maggiore è quello di avere un seno cosiddetto "denso", cioè una ghiandola mammaria ancora “giovanile” e molto ricca di tessuto fibro-ghiandolare che alla mammografia presenta numerose zone bianche (radio-opache), poco studiabili dal radiologo e perciò che possono nascondere insidie

Bisogna dire che negli anni lo sviluppo tecnologico ha particolarmente aiutato noi radiologi con nuove macchine che con minore dose di raggi assorbiti e grazie alla digitalizzazione, ha permesso in parte di superare questi scogli.

Comunque... in questo e altri casi di mammografia dubbia ci viene in soccorso l’ECOGRAFIA MAMMARIA.

Questa è un indagine diagnostica che non utilizza radiazioni ionizzanti (i raggi x) ma gli ultrasuoni.

E’ un esame di fondamentale importanza per diagnosticare e caratterizzare noduli reali o sospetti, oltre ad essere guida, abbastanza precisa di eventuali successivi interventi più importanti (agobiopsia mammaria, svuotamento cisti, posizionamento reperi).

 

FOTO ECOGRAFO?

La paziente si stende in posizione supina su un lettino da visita, scoprendo il torace e il medico ecografista le mette su entrambi i seni una piccola quantità di gel a base di acqua, che favorisce il passaggio degli ultrasuoni e poi fa scorrere su tutta la circonferenza delle mammelle (e anche le ascelle) la sonda, che trasmette su un monitor l’immagine in tempo reale.

Vengono studiate anche le ascelle per valutare la presenza di eventuali linfonodi e capire dalla loro forma e colore (ecogenìa) la loro benignità o malignità.

E’ importante capire e sottolineare che questa metodica è complementare alla mammografia e non la sostituisce.

Infatti alcune lesioni per essere ben definite e caratterizzate hanno bisogno a volte di una sola delle due metodiche e a volte del risultato di entrambe.

Ad esempio, nella donna giovane, di età inferiore ai 30 anni, l’ecografia viene eseguita come indagine di prima scelta, qualora ci sia il sospetto di un nodulo palpabile (o anche di una familiarità) e solamente in caso di forte sospetto ecografico si continua l’iter per la diagnosi completando con mammografia ed eventualmente con ago-biopsia.

Come dicevo prima, è esame complementare alla mammografia nei casi di donne con seni “densi” o presentanti immagini dubbie.

Esistono numerosi altri esami strumentali che ci aiutano a studiare il seno , ma sono detti di seconda istanza proprio perchè appartenenti più alla patologia che alla fisiologia (RM, galattografia, stereotassi, Mammotome, etc) e il loro impiego deve essere valutato dallo specialista per ogni singolo caso.

 

  • www.mammo.it
  • www.senologia.it
  • www.nastrorosa.it
  • www.legatumori.it
  • www.senosalvo.com
  • www.airc.it (sezione sul seno)
  • www.gruppoamiche.it
  • www.iobenessereblog.it
  • www.prevenia.com
  • www.ministerosalute.it
  • www.medicitalia.it

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